Date loro l’Oscar al posto del Nobel per la Pace
di Adolfo Santoro - Sabato 11 Aprile 2026 ore 08:00

Lo spettacolo di Donald Trump con la sua aspirazione al Nobel per la Pace, con le sue mossettine da gay, con le sue minacce da poliziotto cattivo e con le sue azioni naziste, che seguono a ruota quelle del suo ricattatore Netanyahu, lo pone di diritto a candidato all’Oscar come miglior attore protagonista. Questa nomination non esclude ovviamente l’altra, quella di candidato al premio di criminale di guerra, in quanto persona responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario durante un conflitto armato attraverso l’attacco a obiettivi protetti (ospedali, scuole) e a infrastrutture civili (ponti, centrali elettrici, impianti idrici etc). È d’altra parte possibile che non finisca di stupirci decidendo l’uso della bomba atomica. Il deferimento alla Corte Penale Internazionale lo metterebbe comunque in buona compagnia dei suoi sodali: Putin e Netanyahu. Solo le elezioni di medio-termine negli USA del prossimo autunno, dando ai democratici la maggioranza alla Camera, in modo che possa essere richiesto l’impeachment di Trump, potrebbero – chissà – far luce sui files Epstein e far luce sui ricatti subiti dal nostro pistolero da far-west. Ma, d’altra parte, bisogna aver compassione di lui: i retroscena illuminanti forniti dalla nipote circa il sadismo del padre lasciano comprendere il fatto che un fascista è stato bullizzato da piccolo da un altro fascista, che poi lo ha indotto al mercantilismo. Non ha avuto un padre o, meglio, suo padre erano le narrazioni adolescenziali che ha derivato dai fumetti e dai film.
Molto più tragica, a questo proposito, è la storia personale del principale contendente all’Oscar: Benjamin Netanyahu. In questo caso l’identificazione con l’aggressore, con Hitler per intenderci, non deriva solo da una storia familiare infausta, ma è addirittura culturale: l’ebraismo è degenerato in sionismo fino a trasformare lo Stato d’Israele in uno Stato teocratico, per molti versi simile agli Stati dei suoi nemici. E da Hitler ha assorbito l’efficacia dei servi segreti della Germania nazista attraverso il suo servizio segreto, il Mossad, che, grazie alle tecnologie avanzate, è in grado di ricattare mezzo mondo. Ricordo, per dovere di cronaca, che i servizi segreti della Germania nazista si articolavano nel SD per la sicurezza interna e l'intelligence delle SS (era guidato da Reinhard Heydrich e raccoglieva informazioni su oppositori politici, ebrei e massoni, diventando un pilastro dell'Olocausto), nell’Abwehr per lo spionaggio militare e nella Gestapo per la polizia segreta (creata da Hermann Goering al fine di stroncare il dissenso interno col terrore); ricordo anche che dal 1939 fu creato Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, che unificò sotto il comando di Himmler e Heydrich la Gestapo, la polizia criminale e l’SD (a sua volta sdoppiata in una parte destinata all’interno e in una parte destinata all’estero). Anche il povero Netanyahu è però ricattato dai suoi ministri dell’ultradestra, che minacciano la caduta del suo governo e quindi la possibilità di essere incriminato per reati vari, come la corruzione … e la guerra è un ottimo antidoto al carcere! Anche in Israele sarebbe necessario un salto culturale; quello dell’anti-sionismo da parte degli Ebrei. Solo questo salto permetterebbe la possibilità di due Stati nel territorio palestinese, di cui uno, quello di Israele, non sionista, non razzista e non ricattatore. Ma il coraggio della dignità umana non sembra, in questo momento, essere il punto forte degli Ebrei di tutto il mondo o, almeno, di una gran parte di loro. Neanche il povero Benjamin ha avuto un padre o, meglio, suo padre erano le narrazioni adolescenziali della vendetta sionista.
Ci sono, d’altra parte, le attrici non protagoniste e un Oscar lo merita la nostra Presidente del Consiglio, che più che una politica è un’influencer, una venditrice di panettoni, una Vanna Marchi più carina. Dietro alle sue performance di affabulatrice c’è, infatti, una figura trainante: Tommaso Longobardi, attuale responsabile della comunicazione digitale di Palazzo Chigi e dal 2018 responsabile della comunicazione digital dell’attuale premier. Longobardi è un romano trentacinquenne, laureato in psicologia e con un passato di consulente di profili social in diverse aziende: a 27 anni decise di mollare tutto e seguire la nostra, quando il suo partito era al 3%, per farla sbarcare ufficialmente sui social. La vocazione al populismo di Longobardi è delineata dal suo percorso politico: era dei 5 stelle di Grillo (lavorava nella Casaleggio Associati) prima di candidarsi a film-maker della destra (e la sua qualità tecnica è testimoniata dal breve spot del viaggio della premier in Medio Oriente, dove i tempi tecnici, l’acconciatura e lo sguardo ingrugnito sul futuro sono accuratamente dosati). È stato lui a costruire l’immagine della premier, tanto che l’attrice Nancy Brilli ha recentemente dichiarato al rigido Peter Gomez Meloni mi piace molto, è una donna tutta d’un pezzo, senza che il suo imbambolato intervistatore osasse ribattere Un pezzo di che? Perché si può essere anche un pezzo di … ! È stato Longobardi a coniare nel 2019 lo slogan Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana, che ebbe più di 13 milioni di visualizzazioni solo su Youtube. La pubblicità è l’anima del commercio, come della politica, e perfino il bullismo subito da piccola e trasformato in identificazione con l’aggressore è stato trasformato da Longobardi in pregio! Nel frattempo una frana ha tagliato in due l’Italia e ha ricordato la dura realtà: i selfie o il ponte sullo Stretto non possono alla lunga mascherare le inadempienze sulle minacce idrogeologiche e sulle fragilità dell’Italia! Neanche la povera Giorgia ha avuto un padre o, meglio, suo padre erano l’adorazione della madre per Giorgio Almirante, autore del libro Autobiografia di un fucilatore, una storia transgenerazionale di attori di serie B e un’adolescenza tra ex-bullizzati diventati bulli alla caccia di una cultura fatta di libri e film per ragazzi.
Ci sono però tanti altri pretendenti al premio come attore non protagonista - da Zelensky, alla NATO e ai leader europei (tranne Sanchez, che, oltre a vietare agli aerei in guerra di sorvolare lo spazio aereo spagnolo, ha dichiarato a proposito della strage sionista in Libano: Inaccettabile disprezzo per la vita umana) - e ognuno di loro ha una sua infanzia, più o meno nascosta, di bullizzato diventato bullo.
Ma, d’altra parte, tra una pubblicità e l’altra, la falsità dello spettacolo è presente anche nei mezzibusti televisivi di tutti i canali. Prendiamo, ad esempio, Enrico Mentana, che si entusiasma nel dire che Tutti gli italiani guarderanno lo sci o Tutti gli italiani stanno guardando Artemis 2 attorno alla Luna … evidentemente pregustando la sua maratona televisiva dello sbarco sulla Luna del 2028. Caro Mentana, evidentemente non sai che la corsa alla Luna durante il periodo della Guerra Fredda fu motivata dal perfezionamento dell’industria bellica (evoluzione dei missili balistici intercontinentali ereditati dai nazisti) e dalla propaganda bellica. Evidentemente, non sai che i progressi della scienza spaziale fanno parte del progetto di transumanesimo, che è quel movimento alla Elon Musk che cerca di esorcizzare la propria paura della sofferenza, dell’invecchiamento e della morte con mezzi meccanici. Caro, non ti accorgi di ripetere lo slogan della canzoncina della pubblicità che ti ha preceduto: Tutta l’Italia, tutta l’Italia, tutta l’Italia … evidentemente c’è un’altra Italia, che non è quella della televisione o dei social!
Si può arrivare a comprendere che costoro, come cantava Gaber, per essere a mio agio ho bisogno di una parte? Si può arrivare a comprendere che costoro, come cantava Vecchioni, tre passi avanti, due a sinistra, rimani sempre bene in vista, e non guardarli mai negli occhi, di loro solo quello che sai già? Si può arrivare a comprendere che costoro, come cantava Alloisio, e così tra le pozze di sangue la vita è la solita, e fa pena, e in più c’’è la scena del killer che vomita, , sai com’è: volevo fare del cinema? Si può arrivare a comprendere, come cantava J Ax, che la vita non è un film?
Sì, se impariamo a distinguere tra ciò che diciamo di amare (i valori) e come scegliamo di vivere (i principi). Perché i valori senza principi scadono in possesso e consumismo, cioè in guerra e distruzione in attesa della morte. Quando il valore perde la bussola del principio, infatti, si materializza: l’essere umano, non avendo più una guida interna che dia senso all’azione, cerca di riempire il vuoto spirituale con gli oggetti, con la ricerca della gloria contro il nemico di turno. Ci si riduce così a essere spettatori passivi della propria performance sui media: una performance che si sintetizza in esercizio del potere e che si declina in guerra e distruzione o in fascinazione nella società dello spettacolo.
Tra una propaganda e una pubblicità non ci stiamo così accorgendo che siamo già l’ultima generazione. Non c’è tempo per attendere un futuro migliore.
Adolfo Santoro








