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L'EDITORIALE domenica 14 febbraio 2021 ore 12:00

​Nemici intimi, precari e garantiti

Parlamentari e tecnici al lavoro per il futuro dell’Italia. Camerieri e lavapiatti senza paga “per la zona arancione”.



- — Il nuovo governo è stato varato. Nel rispetto delle liturgie istituzionali e con la tradizionale consegna della campanella tra Conte, che esce tra lacrime ed applausi da Palazzo Chigi e Draghi che, alla vigilia di San Valentino, entra tra le dichiarazioni di amore di tutti i partiti eccetto Fratelli d’Italia. Se è amore vero per il paese o amore per lo scranno parlamentare lo vedremo tra non molto. Di solito, chi ti dice ti amo dopo due giorni di conoscenza, dopo due settimane se ne va. Avviene spesso tra adolescenti ma potrà accadere anche tra i nostri politici visto che in breve tempo sono diventati tutti nemici intimi.

Next Generation EU è l’argomento del quale si discute. I giovani al centro dell’azione dei governi dell’Europa. Mario Draghi è stato molto citato anche per non usare Twitter e per essere uno dei pochi uomini pubblici che si è rivolto ai giovani in maniera diretta. Lo scorso anno al meeting di Rimini i millenials lo hanno applaudito per aver detto: “Nonostante sia la generazione meglio istruita di sempre, i giovani stanno pagando un prezzo troppo alto per la crisi. Per evitare di creare una “generazione perduta” dobbiamo agire in fretta. Il sottoutilizzo delle risorse dei giovani riduce in vari modi la crescita: abbassa la probabilità di nascita di nuove imprese, determina a lungo andare il decadimento del capitale umano. Oltre a ferire l’equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci”

Anche per questo il presidente Mattarella ha incaricato Mario Draghi di guidare l’Italia che da oggi è in equilibrio tra politici, vittime e carnefici della democrazia, e tecnici chiamati a risolvere i problemi. In primo luogo quelli necessari per incassare 1 209 miliardi Recovery Fund. Entriamo quindi in una tecno-democrazia dove se la politica vuole riprendersi dignità e valore dovrà però ricordarsi e far capire che il mondo non è pieno di problemi ma di persone.

Quindi accanto al nuovo Ministero della Transizione Ecologica (voluto da Grillo) ed al ritorno del Ministero della Cultura (lo creò Mussolini nel 1937)nei fatti servirà un Ministero alla transizione sociale (auspicato da Rosy Bindi) per eliminare le vere disparità. Quelle tra figli dei ricchi e figli dei poveri, tra garantiti dallo stato e precari. Precari come quei camerieri e quei lavapiatti che oggi avrebbero avuto la loro paga se la pandemia non avesse fermato i pranzi di San Valentino. Lavoratori per i quali l’asporto non è una alternativa di guadagno. Un Ministero alla transizione sociale per dare a tutti la possibilità di scegliere il proprio percorso scolastico completo senza la stupidità dei numeri chiusi. Di fare sport in strutture pubbliche adeguate, di leggere nelle biblioteche ed anche di divertirsi nelle discoteche non appena potranno riaprire.

Marco Migli
© Riproduzione riservata

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