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venerdì 05 marzo 2021

STORIE DI ORDINARIA UMANITÀ — il Blog di Nicolò Stella

Nicolò Stella

Nato in Sicilia si è trasferito a Pontedera a 26 anni e ha diretto la Stazione Carabinieri per 27 anni. Per sei anni ha svolto la funzione di pubblico ministero d’udienza presso la sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Ora fa il nonno e si dedica alla lettura dei libri che non ha avuto tempo di leggere in questi anni.

Il paese di Pippo Baudo ?

di Nicolò Stella - martedì 19 gennaio 2021 ore 16:23

- Di dove sei?

- Sono siciliano.

- Sono stato spesso in Sicilia, ma esattamente di dove?

- Il mio paese si chiama Sant’Agata di Militello.

- Oooh, siii, il paese di Pippo Baudo!?!

- No. Quello è Militello in Val di Catania, il mio è S.Agata di Militello, tutt’altra cosa. Si trova sulla costa settentrionale, a metà strada fra Messina e Palermo. I Santagatesi la mattina quando aprono le finestre hanno di fronte, Alicudi, Filicudi, Salina e, un po’ più lontani, Lipari e Vulcano.

- Allora non è il paese di Pippo Baudo? (con aria delusa)

- No, è il paese di Vincenzo Consolo e Angelo Vicari.

- Di Vincenzo Consolo mi sembra di ricordare qualcosa, l’accosto a una ricerca fatta a scuola su Leonardo Sciascia, ma di Angelo Vicari non ne ho mai sentito parlare.

- Bene sono stati due uomini contemporanei, completamente diversi fra loro. Scrittore il primo e uomo di Stato, nel senso più alto del termine, il secondo.

Angelo Vicari, intraprese, giovanissimo, la carriera prefettizia. Un uomo con un alto senso dello Stato, senza essere gerarca stette nella segreteria particolare di Mussolini e dopo l’arresto di quest’ultimo, nel Gabinetto di Badoglio, e fin qui ho detto tutto. A guerra finita fu Prefetto a Palermo, Genova e Milano e poi, per tredici lunghissimi anni, ricoprì la carica di Capo della Polizia.

I giovani di S.Agata, quelli intenzionati a intraprendere una carriera militare, in quegli anni, fra il 1960 e il 1973, erano vincolati a scegliere il Corpo delle Guardie di P. S., come si chiamavano allora, in quanto l'arruolamento sarebbe stato facilitato dalla segnalazione che la signorina Iole, sorella del Prefetto, avrebbe sicuramente fatto al fratello.

Ho degli sprazzi di memoria di quest'uomo di alta statura fisica, salutava tutti, senza mai fermarsi a parlare con alcuno, indossava sempre una maglia a collo alto sotto la giacca. Non lo vidi mai con la scorta. Il suo incarico come Capo della Polizia fu il più lungo di tutti i tempi e lo portò avanti in un periodo delicato, a cavallo, della ripresa economica, le prime proteste operaie e il sorgere del terrorismo. Con lui nacque l’accademia di Pubblica Sicurezza, dette vita al numero di emergenza 113 e soprattutto mise le basi per il progetto di smilitarizzazione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Alla sua morte, avvenuta nel 1991, si è portato dietro i segreti dell’eccidio di Portella delle ginestre, la caduta del Governo Tambroni, il tentativo del colpo di Stato del '64, la strage di Piazza Fontana e “la tomba di un giornalista ancora difficile da ritrovare”.

Ritornando a Vincenzo Consolo nel 1976 dette alle stampe il suo secondo romanzo: "Il sorriso dell'ignoto marinaio” A noi giovani lettori di allora non ci sfuggì il brano del libro in cui “Enrico Pirajno Barone di Madralisca, navigando sul “postale” da Lipari a Cefalù con la tavoletta del ritratto d’ignoto d’Antonello, recuperata da un riquadro dello stipo dello speziale Carnevale”, nel descrivere i luoghi alle spalle di S.Agata raccontava: "... sulla destra San Fratello a forma d'una sfinge senza testa, la valle dell'Inganno e poi la Sanguinera, Vallebruca, Serra Aragonae il pizzo San Basilio sopra Tiranni vi s'era rifugiato in una villa, a godersi la vecchiaia e a scrivere nel contempo le memorie, un celebre ministro di Polizia alla corte del re sovrano Ferdinando, Vicariato di nome, nonché di fatto, creduto che in vicaria o bagno dimori malavita, ch'al petto di costui, servo de' servi d'uno Stato infame, capo dei capi di tutte le sbirraglie..."

Fu chiaro il riferimento al Prefetto Angelo Vicari che nel 1973 era andato in pensione e spesso si fermava per lunghi soggiorni di riposo nella sua casa familiare di contrada “Monaci Liparita”, proprio sotto “Tiranni”.

Vincenzo Consolo fu insegnante e giornalista prima e scrittore dopo. Il suo primo romanzo, “La ferita dell'aprile”, racconta la movimentata storia di vita di un paese siciliano agitato dalle lotte politiche e sociali del secondo dopoguerra. Dedicatosi alla narrativa italiana in modo continuativo, nel 1987 scrive “Retablo”, un romanzo in cui ricerca uno stile personale, una sua lingua. Nella prima parte del romanzo descrive l’omaggio “alla santuzza” (Santa Rosalia, patrona di Palermo) e al desiderio blasfemo di sfondare la lastra di cristallo per toccarle quel piede nudo che da dentro il sandalo sbuca dall’orlo della tunica dorata:

“Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s'è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia.”

Pur rimanendo nella sua zona da “Oratorio” la prosa mi ricorda il famoso “contrasto” di un altro siciliano, stavolta del 1200, Cielo d’Alcamo: «Rosa fresca aulentissima» dialogo tra uno spasimante di origine popolare e una giovane donna che all'inizio fa la ritrosa e finge di rifiutare il corteggiamento dell'uomo, per poi cedere gradualmente e alla fine concedersi pienamente:

«Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la state, le donne ti disiano, pulzell’ e maritate: tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi, madonna mia».

Nel 1992 pubblica “Nottetempo casa per casa” (premio Strega) subito dopo, nel 1998, “Lo spasimo di Palermo”. L'ultima sua opera è “Il corteo di Dioniso” del 2009.

È morto a Milano nel 2012.

Nicolò Stella

Articoli dal Blog “Storie di ordinaria umanità” di Nicolò Stella

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