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Venerdì 28 Agosto 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Birra et circenses

di Nicola Belcari - Venerdì 28 Agosto 2026 ore 08:00

Il gioco più bello del mondo, che suscita rimpianto e nostalgia per un agonismo praticabile nell’età migliore, un’occasione persa per sempre, bene si presta a prendere il posto, anche solo in parte assai ridotta, della religione, ormai demodé e in auge solo in terre lontane e misteriose, come “oppio del popolo”.

Fra le donne, la metà del cielo e anche un po’ di più, infatti, è passione recente di minoranze contagiate dai congiunti, un portato dello straordinario progresso della parità di genere.

Sacerdoti del culto sono giornalisti sportivi che incensano le icone dei “loro” idoli con i turiboli delle parole. Loro? Di chi? Chi può leggere nel buio dell’animo? Per costoro quando i giocatori fanno bene sono superuomini incomparabili e inetti il giorno dopo se fanno male.

I tifosi si divertono, formano gruppi in allegria, indossano la maglia della squadra col nome del campione preferito sulla schiena ma sanno chi sono. Gruppetti di furboni a favore delle telecamere improvvisano scenette dietro l’inviato per noi teledivanisti.

Tutto è straordinario. Il tiro passato tra le gambe del difensore, la deviazione involontaria, il rimpallo fatale, lo stop con la palla che non intende fermarsi, lo smarrimento a tu per tu col portiere: tutto è stratosferico, stabilito nei cieli dal dio del calcio.

Il campione è stato immerso nel fiume Stige o rapito da un’astronave aliena e poi sbarcato dotato di superpoteri, la sua origine affonda nel mistero di Atlantide. Alcuni sostengono sia la reincarnazione del compianto campione.

Telenarratori urlano come le telefoniste delle linee erotiche mentre in grembiule tritano gli odori o coi bigodini in testa stirano.

A partita conclusa il capitano coraggioso solleva la coppa. È il Graal baciato come una reliquia per edificazione degli adepti, gli osannanti seguaci.

Il rito, la bandiera, gli inni che emozionano fino al sacrificio: vittoria o morte. Pronti alla guerra che non ammette regole, giurare di non aver toccato la palla con la mano, non aver pestato l’avversario, rotolarsi a terra abbattuti da spostamenti d’aria. Volano, levitano nei festeggiamenti.

I giocatori devono obbedienza perinde ac cadavere all’allenatore insieme ai voti di povertà e castità. I tifosi non sono tenuti al digiuno e alla continenza e anzi la birra fa parte della cerimonia, è l’idromele dell’orgia pagana.

La festa è finita. Calano le tenebre. I tifosi mogi sciamano per le strade ormai buie mentre il vento trascina le cartacce.

Nicola Belcari

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Il gioco degli inganni

Ma è questa la verità? Stanno davvero così le cose?

Il popolo sa come ci si diverte, guarda dall’alto l’esibizione di passioni scomposte che finge di assecondare con aristocratico distacco o finta partecipazione?

Il popolo finge di credere nei semidei della retorica sportiva?

I regnanti preferirebbero che la popolazione restasse chiusa in casa ad ascoltare alla televisione “Tribuna politica”?

Il popolo si riversa nei grandi raduni, sportivi o musicali che siano, gare e concerti. Si accalca in prossimità corporee, incurante d’inculcate paure di virus e batteri, poiché quello è il piacere.

Quel cantante non sa cantare? Che importa! E un cialtrone? Meglio. Nel gioco delle parti.

Nicola Belcari

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