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Lunedì 28 Settembre 2026

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

Vivere in piazza

di Gianni Micheli - Lunedì 28 Settembre 2026 ore 08:00

Ho vissuto due settimane in piazza. All’aperto. Non so per quanto tempo. In ogni modo: tanto. Mattina, pomeriggio e sera. Soprattutto la sera. Niente televisione. Niente divano. Un’intera piazza a mia disposizione.

Chi pensa: “Una follia!”? Non pochi. Eppure non ero solo. Mi è capitato di essere da solo qualche volta, di mattina. Qualche volta, di pomeriggio. Mai di sera. Mai. Niente televisione. Niente divano. Un’intera piazza a nostra disposizione. Un intero Comune, a dire il vero, raccolto in piazza. Non tutti ma, senza menzogne, una percentuale che probabilmente si conta su due mani. Mica pochi!

Com’è la vita in piazza? Meravigliosa! A chi non ne fa più uso andrebbe consigliata dal medico di famiglia: almeno una sera in piazza a settimana, dopo i pasti. Soprattutto d’estate!

Certo, per vivere in piazza, serve una bella piazza. Una piazza piccola, buia, decentrata, al giorno d’oggi, fa più spavento di un film di Dario Argento. Se ne ricordino gli amministratori. Poi non succede niente 99 volte su 100. Ma la paura, ormai, ce l’abbiamo dentro.

Una bella piazza senza un bel parcheggio. Senza carrozzerie che corrono e cofani che stroncano le gambe.

Perché le gambe, in piazza, devono muoversi.

Nella piazza dove ho vissuto, ad esempio, la mattina era tempo di biciclette con il cestino pieno di borse della spesa e di passeggini. Il pomeriggio sempre di biciclette, sportive, e di pallone. Anche la sera, a dire il vero, di quando in quando.

Serve una bella piazza, dunque, e serve una bella occasione. Se no che fai in piazza… guardi il cellulare? Ti porti dietro il social che avresti sfogliato sul divano?

Le piazze sono luoghi speciali per le belle occasioni! Non lo sapevi? Son fatte apposta. Accolgono, raccolgono, invitano. Con la pazienza. Belle occasioni per una comunità intera. Se no basterebbe un giardino, una terrazza, un ripostiglio. Ma che bella occasione può esserci per te, da solo, in un ripostiglio?

In piazza, invece, è un’altra cosa. Incontri qualcuno, prima di tutto. Uno, dieci, cento. L’amico, la sorella, il vicino. Più grande, più piccolo, poco importa. Fai parte di un racconto che la storia, in genere, non racconta. Ma che resta dentro. Che ti porti addosso come un cappotto. Che scalda senza far sudare. Non sembra ma con certi cappotti ci puoi pure dormire. Vestono comodi e raramente puzzano. La piazza fa di queste magie.

Poi ti assumi un compito, qualcosa da fare che solo tu sai e/o puoi fare. O che solo tu e pochi altri vogliono fare (ce ne sono anche di questi, di compiti, quando scendi in piazza). Insomma ti dai da fare. Ti rendi disponibile. Ti assumi delle responsabilità. Ti aggreghi e fai da punto di aggregazione. Un filo che si annoda a un filo che si annoda a un nodo che si annoda a un filo… e dall’oggi al domani si crea un intreccio. Una trama. Uno spettacolo, in senso figurato e letterale. Intergenerazionale.

Infine stai in piazza perché è lì che tutto accade, che la bella occasione anima e custodisce la comunità. Che l’intreccio svela storie, simboli e metafore.

Ogni città dovrebbe avere una piazza dove poterci vivere, mattina, pomeriggio e sera. Grande o piccola che sia. Vivere insieme per creare intrecci.

La mia piazza d’elezione dove vivo e respiro all’aperto non so quante ore al giorno ma sempre tante, da alcuni anni, è Piazza Giacomo Matteotti a Isola Dovarese (CR). È anche una delle poche piazze in Italia organizzata nella pavimentazione per ospitare un gioco della propria comunità: il màgher. Che è poi il gioco a cui s’intrecciano i tre giorni del Palio di Isola Dovarese, da vivere in piazza (prima di tutto) non solo per i giochi - la storica piazza cinquecentesca di Isola è il perno delle quattro contrade che si sfidano - ma anche per gli spettacoli, le sfilate, l’attesa, gli incontri.

Piazza Matteotti mi ospita ed io la indosso come un cappotto, insieme a chi ne fa parte e la vive giorno dopo giorno, mattina, pomeriggio e sera. Ed il Palio che si svolge nei tre giorni che portano alla seconda domenica di settembre è la sua bella occasione.

Sentivo di doverglielo questo racconto a Piazza Matteotti, ora che sono tornato a casa, ora che sto sul divano col suo cappotto, perché alla fine, delle piazze meravigliose delle nostre comunità non parla mai nessuno ma, se non ci fossero, non ci sarebbe niente di cui parlare. Di cui valga la pena parlare. E saremmo solo spettatori impauriti della cronaca nera di questo nostro paese fatto di piazze e di comunità.

Le foto legate all’edizione 2026 del Palio di Isola Dovarese sono di: Andrea Gaviraghi, Salvo Liuzzi e Pierangelo Lusvardi.

Gianni Micheli

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